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Da Aristotele a Sherlock: un viaggio negli indizi che parlano di noi.

Quante volte mi è capitato di pensare: “quella faccia non mi convince”, scommetto che sia capitato anche a te. La PNL mi ha insegnato poi ad osservare le persone le cose e le situazioni in maniera oggettiva per permettere di analizzale senza anteporre giudizio.

Ovviamente le persone hanno una storia, provano emozioni e questa storia e queste emozioni vengono narrate in ogni momento e rappresentate attraverso le parole, i gesti, gli abiti, le posture e tanti altri dettagli, tuttavia la nostra osservazione deve essere il più possibile neutrale per accogliere la narrazione senza influenzarne la lettura con la nostra parte giudicante.

Questa è la parte più difficile poichè siamo comunque influenzati dai nostri filtri e quindi spesso giudicanti attraverso la nostra mappa mentale.

Negli ultimi anni abbiamo visto il successo di alcune serie televisive come Sherlock, interpretato dall’attore Benedict Cumberbatch, serie nata dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, dove ovviamente Sherlock si concentra e capta informazioni (esageratamente dettagliate) da alcuni segni distintivi come l’abbigliamento, segni sulla pelle, parole ed altri dettagli per definire tratti psicologici, stile di vita e abitudini del soggetti osservati.

Se Sherlock ti sembra un pò troppo esagerato leggi allora qua sotto cosa pensava Aristotele in merito ai segni distintivi.

«È possibile inferire il carattere dalle sembianze, se si dà per assodato che il corpo e l’anima vengono cambiati assieme da influenze naturali: dico ‘naturali’ perché se forse, apprendendo la musica, un uomo fa qualche cambiamento alla sua anima, questa non è una di quelle influenze che sono per noi naturali; piuttosto faccio riferimento a passioni e desideri quando parlo di emozioni naturali. Se quindi questo è accettato e anche il fatto che per ogni cambiamento c’è un segno corrispondente, e possiamo affermare l’influenza e il segno adeguati ad ogni specie di animale, saremmo in grado di inferire il carattere dalle sembianze.»

Photo by cottonbro on Pexels.com

In seguito nel 1600 circa Thomas Browne scrittore, filosofo e studioso di Fisiognomica scriveva così:

«Poiché il sopracciglio spesso dice il vero, poiché occhi e nasi hanno la lingua, e l’aspetto proclama il cuore …spesso osserviamo che persone con tratti simili compiono azioni simili. Su questo si basa la fisiognomica…»

Sicuramente oggi sarebbe facile fregare Thomas Browne, basterebbe un trucco accurato, un microblanding alle sopracciglia oppure punture con filler vari per modificate i tratti del nostro volto.

Tuttavia, senza dover necessariamente incorrere in filler di vario tipo, questo ci serva per capire che “si comunica sempre”.

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