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Immagine VS Identità

Quando si pensa alla Comunicazione Non Verbale si pensa subito a serie televisive, bugiardi smascherati, colpevoli fregati da una smorfia in più, tendiamo ad amare i dettagli nella televisione mentre non ci accorgiamo che la comunicazione non verbale fa parte di ogni singolo momento del nostro quotidiano. Influenza le nostre relazioni, il nostro umore i nostri pensieri.

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La nostra fisiologia è un tutt’uno con il nostro subconscio, il dialogo è bidirezionale ossia il nostro subconscio comunica attraverso la fisiologia ma “udite udite” possiamo comunicare con lui anche in senso inverso.

Il nostro corpo è la magica chiave per stimolare e guidare la nostra mente, avete mai notato che le persone tristi tendono ad usare posizioni ricurve, ad essere apatiche e pigre e a curare poco la propria immagine? Quando una persona è triste spesso non ha voglia né di fare sport, né di andare dal parrucchiere o di curare il proprio abbigliamento, salvo rare eccezioni.

Cosa accadrebbe se invece queste persone iniziassero a praticare assiduamente sport e a curare di più se stesse? Si sentirebbero meglio, si vedrebbero più belle, il corpo sarebbe più reattivo, il dialogo interno inizierebbe a cambiare, il loro focus molto probabilmente si sposterebbe dai problemi alle soluzioni e la tristezza piano piano se ne andrebbe.

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Quando mi domandano perchè ho scelto di affiancare al mio lavoro di Consulente d’Immagine a quello di Life Coach ricordo che il percorso di Coaching ha anche a che fare con con la l’Identità delle persone e che l’identità percepita a volte non risulta congruente con ciò che mostra lo specchio, non perchè lo dico io ma perchè lo affermano i clienti durante sessioni dicendomi che vorrebbero anche “vedersi diversi”.

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Per alcune persone questi cambiamenti avvengono in maniera naturale, altre persone invece hanno bisogno di aiuto ed ecco che la consulenza d’immagine può servire ad accelerare questa unione tra interno ed esterno, tra l’identità percepita e quella che si manifesta. A volte basta poco, solo individuare i punti di forza della fisicità o i colori più adatti per far si che il/la cliente inizi ad acquistare più sicurezza in se stesso/a, e anche se si lavora in superficie in realtà è un lavoro molto più profondo di quanto si creda.

Quanti di noi quando immaginando la versione migliore di se stessi si vedono in tuta e quanti invece con un bell’abito? Pensiamo davvero che ciò che indossiamo non influisca sul nostro umore e sulle nostre giornate? Pensiamo davvero che l’outfit sul posto di lavoro non abbia nulla a che fare con il nostro successo ed i nostri risultati?

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Ancor prima di aprire bocca le persone si sono già fatte un’idea di noi attraverso la nostra immagine, questo processo giudicante purtroppo entra in azione in maniera del tutto inconscia e per fare in modo che l’idea che ci siamo creati di una persona cambi impieghiamo molto tempo.

La comunicazione non verbale è molto importante anche per il fatturato di un’ attività e poichè essa è fatta da persone forse dovremmo iniziare a domandarci in che modo stiamo migliorando il modo di comunicare con i clienti anche attraverso la nostra immagine.

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Plisseè per te

A volte si dice “la situazione ha preso una bella piega”, in questo caso se la piega è plisséttata allora sarà sempre perfetta.

Nasce nei primi del novecento questa tecnica scoperta dallo stilista e pittore spagnolo Fortuny che ribellandosi alla moda del tempo creò un’abito di seta pieghettata – ondulata ispirato allo stile classico delle tuniche dell’antica Grecia.

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Chi se lo ricorda l’abito svolazzante sopra alla grata della metro? Un’abito candido e meraviglioso fatto di tante pieghe che prendevano vita al passaggio del treno facendole diventare animate.

Quel getto d’aria rompeva lo schema geometrico delle linee verticali quasi a sottolineare il passaggio dalla natura composta e rassicurante a quella ribelle e leggiadra della donna, in questo caso la bellissima e indimenticabile Marilyn Monroe.

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Dovremmo avere tutte nell’armadio almeno una gonna plissettata, che sia in chiffon o di seta oppure in tessuti rigidi e più economici. Consigliatissime le gonne lunghe fino al polpaccio alle donne alte e modelli corti e possibilmente a vita alta a alle minute.

Cosa comunica la gonna plisseè: partiamo da un concetto più ampio, tutto ciò che rimane morbido e poco stirato comunica comodità e informalità pertanto, tutto ciò che ha delle linee ben definite e perfette avrà un’aria più formale, più ordinata più severa. Meno formalità è data dai tessuti morbidi, leggeri e svolazzanti .

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Nel caso specifico della piega plisseè la verticalità delle linee sottolinea precisione, e dona carattere e importanza nonché attira ipnoticamente l’attenzione come un pattern, la gonna inoltre crea un’aura da “fashion addicted” immediato.

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Avendo un’aria cosi’ formale la si può indossare in una serata speciale, in questo caso via libera ai decolli su tacchi a spillo ma poiché è diventato un un capo abbastanza versatile oggi la vediamo indossata di giorno dalle ragazze giovani ma anche da quelle più attempate assieme a scarpe più informali come sneakers, anfibi o tronchetti.

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Mannish Style

Gli abiti e gli accessori sono mezzi per creare e manifestare identità e modi di essere. 

Ce ne sono alcuni che generano forte tensione nel nostro subconscio e in alcuni casi sono letteralmente terapeutici, parlo di quegli outfit androgini che se indossati da una donna creano un vero e proprio stile, lo stile mannish.

Come si crea lo Style Mannish?

Ci vogliono pantaloni dal taglio morbido, camicia classica, o pullover a collo alto, blazer e per le donne che hanno voglia di scendere dai tacchi le immancabili stringate stile inglese.

Le stringate sono molto, molto mannish style anche indossate con un paio di jeans fanno subito man ma non tutti gli uomini conoscono le differenze tra una Derby e una Oxford ecco perché se ami lo stile ti consiglio di approfondire cliccando qua.

Per chi vuole osare cravatta o bretelle o gemelli sono d’obbligo.

Cosa comunica il Mannish Style:

Lo style mannish mi piace per la sua autoironia, perché comunica sobrietà, trasmette sicurezza e allo stesso modo fascino incondizionato ed intrigante sensualità.

La prima a indossarlo fu Marlene Dietrich negli anni ’30 e per quell’epoca la bellissima Marlene oltre al suo smisurato magnetismo comunicava ribellione e trasgressione.

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Anfibi e role playing

Eccoli gli immancabili, tutti bene o male ne abbiamo uno o lo abbiamo avuto specialmente per chi già li indossava negli anni 80 insieme ai jeans molta grinta e tanto tanto stile! Eh già, perché se si vuole giocare un po’ con il ruolo maschile si ricorre all’anfibio, ora sempre più usati per sdrammatizzare e bilanciare outfit con vestitini troppi sdolcinati.

Inutile dire che per me i più belli rimarranno sempre gli intramontabili Dr. Martens

Cosa comunicano: creano una sorta di barriera tra noi e il mondo esterno, comunicano aggressività, virilità e mistero

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Pussy Bow Trend

Che tu sia romantica o no, quest’anno la devi indossare almeno una volta.

Ribattezzata “Pussy Bow Blouse”, il nome è alquanto particolare, per noi è “la camicia col fiocco” poi “camicia da micia”.

Tanto amata e tanto discussa per il suo nome allusivo la camicia da allacciare al collo corre sul filo tra Bon Ton e Bohémienne, il suo secondo nome rievoca sia il sesso delle donne che i collarini indossati dalle gattine .

Se non ne avete una nell’armadio ma avete nastri colorati potete sbizzarrirvi ad infiocchettare le vostre belle camicie dando un tocco di femminilità al vostro look che in questo caso dovrebbe rimanere il più possibile minimal poiché il focus point deve rimanere il fiocco.

Cosa comunicherai indossandola: femminilità, raffinatezza e creatività.